Guerra d'indipendenza algerina (1954-1962)

Nel contesto della Guerra Fredda tra USA e URSS, e in concomitanza con numerosi conflitti esplosi in varie colonie a seguito della crescita di esigenze nazionalistiche sorte dopo la seconda guerra mondiale, scoppiò anche in Algeria la guerra tra ribelli algerini e coloni francesi. La tensione divenne non più sostenibile pacificamente quando un algerino, Ahmed Ben Bella, fondò il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), movimento che più di ogni altro fu al centro della violenza e degli orrori di cui l’Algeria fu vittima durante questa guerra ricordata dal filosofo Albert Camus come “un terrorismo che viene esercitato in maniera cieca nelle strade di Algeri e che un giorno potrebbe uccidere mia madre e la mia famiglia”.


Il FLN organizzò nellAgosto 1955 un’insurrezione generale nel nord-est dell'Algeria, e, benché gli obiettivi indicati fossero militari e politici, l’iniziativa causò la morte di 123 persone: 71 civili europei, 31 militari e 21 algerini. Seguì una repressione brutale e indiscriminata da parte dell'esercito francese.

Dopo questa insurrezione le misure, sia francesi sia dei ribelli, si indurirono, e la guerra divenne totale.

L'insurrezione del Fronte di Liberazione Nazionale pose ai gruppi nazionalisti algerini una questione fondamentale: adottare o no la rivolta armata come principale modalità d'azione? Durante i primi anni di guerra i movimenti diversi dal FLN mantennero un'amichevole neutralità nei suoi confronti. Tuttavia con il passare del tempo la resistenza fu indebolita da questa divisione politica tra i vari gruppi anti-francesi: durante gli anni della guerra le faide tra i gruppi ribelli provocarono quasi 5.000 morti, soprattutto attraverso gli attentati nelle caffetterie che avevano come vittime anche numerosi civili.


Questi eventi mostrano già chiaramente quale fosse la direzione presa dal conflitto algerino: elevatissimi livelli di violenza, orrore e brutalità a causa del metodo guerrigliero dei ribelli da un lato, e delle dure repressioni francesi dall’altro.

Un altro evento centrale ed esemplare del conflitto fu la Battaglia di Algeri, cominciata il 30 Gennaio 1956 a causa di tre bombe posizionate da alcune donne ribelli in luoghi strategici largamente frequentati dai francesi.

A questo attacco il generale delle truppe francesi rispose facendo entrare in città 7.000 paracadutisti francesi e dichiarando la legge marziale; in pratica venne sistematicamente distrutta ogni infrastruttura e sede del FLN.

Lungo tutto il corso della guerra le forze armate francesi applicarono spietatamente anche il principio della responsabilità collettiva ai paesi sospettati di ospitare, rifornire o collaborare con la guerriglia in qualunque modo. I villaggi che non erano raggiungibili dalle unità mobili furono soggetti a bombardamenti aerei.

Inoltre i francesi diedero avvio ad un programma per concentrare gran parte della popolazione rurale, compresi interi villaggi, in appositi campi, sotto sorveglianza militare, per impedire la collaborazione coi ribelli o - secondo i comunicati ufficiali - per proteggerli dalle estorsioni del FLN.

La guerra raggiunse il culmine della violenza tra il 1956 e il 1957, dopodichè cominciò a delinearsi la possibilità di una trattativa con i ribelli, questi allora fondarono ad Algeri un Comitato di salute pubblica e minacciarono un colpo di stato.


Il governo francese contattò il generale De Gaulle (personaggio centrale nella resistenza francese ai tedeschi durante la seconda guerra mondiale), che creò un nuovo governo e, rendendosi conto dell’impossibilità di schiacciare il movimento indipendentista, aprì le trattative con i ribelli.

Finalmente nel 1962, con gli Accordi di Evian, si vide la fine della guerra e la piena indipendenza riconosciuta all’Algeria.

Il 1 Luglio 1962 si svolse il referendum per votare l’indipendenza, per la prima volta votarono anche le donne, e vinse il sì all’indipendenza con il 99,72% dei voti (di 6,5 milioni di algerini votarono circa in 6 milioni). Ben Bella, capo della resistenza arrestato alcuni anni prima, fu rilasciato ed eletto presidente della Repubblica algerina.

Non mancarono proteste, accuse di tradimento, e anche attentati terroristici di un nuovo gruppo clandestino armato, l’Oas (Organisation de l’Armèe Secrète), contrario agli accordi con i ribelli; tuttavia i francesi, stanchi della guerra, si arresero presto all’indipendenza algerina.


Nel complesso si stima che il bilancio dei morti si aggiri tra i 300.000 e il 1.000.000 di algerini civili uccisi durante il conflitto, su una popolazione di 10.000.000 di persone; e circa altri 3.000.000 furono inviati nei campi di raggruppamento. La guerra causò anche 28.500 morti fra i militari francesi, su circa 400.000 che furono inviati nella colonia.

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