ALBERT CAMUS

Il secondo grande teorico dell’Esistenzialismo moderno è nato in Algeria da padre francese e madre spagnola e, nonostante la sua infanzia fosse caratterizzata dalla miseria e dalla malattia, ha sin da subito trovato un riscatto nella letteratura, nel giornalismo e infine nella filosofia.

BIOGRAFIA

Albert Camus nasce nel 1913 nella colonia francese nordafricana, dove, nonostante gli inizi promettenti, non potrà terminare il suo percorso universitario a causa della tubercolosi. Quando Hitler sale al potere in Germania, Camus capisce subito da che parte stare: nel 1934 si iscrive al partito comunista, dal quale però verrà escluso pochi anni dopo per le sue opinioni nazionaliste. Pubblica i primi saggi all’età di 25 anni e diviene reporter per il giornale Alger Républicain ma la sua vera attività di intellettuale engagé (socialmente e politicamente impegnato) inizierà nel 1940, quando, trasferitosi a Parigi, conoscerà Jean Paul Sartre e fonderà la rivista di resistenza Combat. Durante i seguenti venti anni, dominati prima dalla seconda guerra mondiale e poi dalla guerra d’indipendenza algerina, Camus continua la sua carriera di giornalista e pubblica le opere che lo renderanno famoso in tutto il mondo: Lo straniero (1942), Il mito di Sisifo (1942), La peste (1947), L’uomo in rivolta (1951), La caduta (1956). Attraverso questi saggi e questi romanzi, il suo pensiero esistenzialista prende forma.


IL PENSIERO FILOSOFICO

Assurdo è il concetto fondamentale della filosofia esistenzialista di Camus che viene ampiamente spiegato nel saggio del 1942:  “Il mondo non è razionale: ma ciò che è davvero assurdo è il confronto tra questa irrazionalità e il nostro disperato desiderio di chiarezza”. Infatti, proprio come Sisifo, anche la nostra vita, destinata a terminare prima o poi, ci appare come un interminabile susseguirsi di ostacoli e conflitti: che senso ha sprecare energie portando una pietra fino alla cima della montagna per poi farla ricadere subito dopo? Per questo la vita è senza senso, a meno che non ne troviamo uno noi: prima ce ne rendiamo conto e prima possiamo reagire con ribellione, libertà e passione. Révolte significa essere coscienti dell’Assurdo ed accettare la propria condizione senza rifugiarsi nella credenze irrazionali (fede) o suicidandosi; significa dunque avere il coraggio di guardare in faccia la realtà. Liberté, di conseguenza, allude al fatto che ci siamo liberati dal bisogno di trovare un senso alla vita, la quale d’ora in poi deve essere vissuta con Passion in ogni sua esperienza.

Un altro punto di riferimento nel pensiero di Camus è il concetto di fratellanza: visto che tutti gli esseri umani sono accomunati dallo stesso destino, tanto vale essere solidali a vicenda. Questo concetto è il fil rouge del romanzo La Peste del 1947, ambientato in una città algerina colpita dall’epidemia, dove tutti i cittadini imparano a mettere da parte i propri bisogni individuali in nome del bene comune.

Quattro anni più tardi sarà il saggio L’uomo in rivolta a porre fine ai rapporti con Sartre: quest’opera è infatti una critica alla rivoluzione bolscevica e al regime nazista, poiché entrambi avevano portato al totalitarismo e alla violenza spudorata. L’amico Jean Paul, simpatizzante del comunismo, leggerà queste pagine con disgusto.

Infine, nonostante il distacco dal dibattito filosofico parigino degli anni ‘50,  Albert Camus verrà insignito del Premio Nobel alla Letteratura nel 1957. Morirà tre anni più tardi in un incidente stradale e il suo ex amico Sartre gli dedicherà un commovente articolo.


WORKSHOP

Per comprendere meglio il pensiero filosofico di Camus vi proponiamo la lettura di un brano estratto dal saggio Il mito di Sisifo. Di seguito troverete la versione in lingua originale e quella tradotta in italiano; dopo la lettura seguiranno delle attività di riflessione e dibattito

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