Una stazione che produce

il 50% dell’energia del Marocco

a cura di Claudio Martines
Introduzione

Ci troviamo ad Ouarzazate (Ouarzazate significa Porta del deserto), una cittadina situata a poco meno di 200km a sud di Marrakech (set di vari film Holliwoodiani, tra i quali il Gladiatore) alle porte del ben più noto deserto del Sahara. Questa piccola parte di mondo potrebbe avere la possibilità di far diventare il Marocco uno dei maggiori esportatori di energia di tutta l’Africa (e non solo). Di che cosa sto parlando? Beh, semplicemente della più grande centrale solare del continente africano che ha l’obiettivo di ottenere il 52% dell’energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2030. Mica male come partenza vero?

Partiamo col dare qualche dato…

Nel 1986 il ricercatore Knies stimò che in sei ore i deserti di tutto il mondo ricevono più energia di quanto l’umanità ne consumi in un anno. Questo spiega in parte perché l’attenzione si è concentrata sul  deserto del Sahara, il quale potrebbe soddisfare oltre 6.000 volte il fabbisogno elettrico del vecchio continente Con questi presupposti Ouarzazate sembra essere il luogo ideale per gettare le basi di un cambiamento di cui ancora non siamo completamente consapevoli.

Tra diplomazia e questioni economiche

Parlando di cifre l’investimento in un progetto di queste dimensioni è stato stimato all’incirca sui 9mld di euro, numeri cosi tanto elevati persino per il sovrano del Marocco (re Mohammed VI) che ha creato una Fondazione per garantire i primi fondi. Di seguito ha avuto il sostegno delle Nazioni Unite, della Banca mondiale e dell’Unione Europea. Quest’ultima è arrivata a finanziare ben il 60%
in una delle fasi della costruzione dell’impianto…ma perché l’Europa dovrebbe interessarsi di finanziare un progetto di queste dimensioni? e perché investire in un paese extra comunitario? I motivi principali sono due, uno politico ed uno economico.
Dal punto di vista politico l’UE vede nella regione un paese che non solo si trova a pochi chilometri dalla costa spagnola ma che è anche uno dei pochi paesi "laici" dell’area. Dal punto di vista economico si stima che il 10% del territorio del Sahara trasformato in centrale solare potrebbe garantire l'intero fabbisogno di energia del Vecchio Continente.

La carta vincente

Il Marocco, tra l'altro, si è rivelato in grado di superare le difficoltà incontrate nella realizzazione di un medesimo progetto europeo che vedeva un’azienda tedesca come portavoce degli stati dell’Unione. Si tratta del Desertec, lanciato nel 2009, con l'obiettivo di generare e trasmettere all'Europa energia rinnovabile prodotta nel Nordafrica in modo da soddisfare il 15% del fabbisogno
elettrico europeo entro il 2050 con investimenti pari a circa 400 miliardi di euro. Il progetto si è poi arenato a causa di motivi vari motivi politici e soprattutto economici.

How does it work?

La mega piattaforma solare del Marocco è costituita di 4 impianti principali
Noor I—una centrale solare termodinamica da 160 MW a specchi parabolici e accumuloenergetico
Noor II—una centrale identica alla prima ma più potente (200 MW)
Noor IV—un impianto fotovoltaico da 80 MW.
Noor III—costituita da un impianto termodinamico a torre solare da 140 MW ed ultima ad essere
stata completata. Come dei Girasoli gli specchi si muovono per seguire il Sole, e convogliano l'energia dei raggi
solari verso un assorbitore. Questa tecnologia viene chiamata Concentrated Solar Power e
permette alla centrale di produrre energia fino a otto ore dopo il tramonto.

Costi ancora alti, ma si intravede la luce


L’energia elettrica di origine solare è un prodotto relativamente caro ma le cose stanno cambiando e i costi dell’energia elettrica prodotta per via solare termodinamica stanno scendendo. L'energia solare termodinamica sta diventando un'alternativa a quella prodotta con combustibili fossili anche nei Paesi ricchi di petrolio: lo dimostra il fatto che impianti simili sono in costruzione in Giordania, Dubai e Arabia Saudita.


I risultati oltre le aspettative rendono il ricorso a queste tecnologie interessanti per molti Paesi africani. A lungo termine, non esiste infatti una fonte di energia più conveniente e sostenibile del Sole, che non è soggetta alle regole del mercato come può esserlo il petrolio per esempio.
 

Nei prossimi 20 anni la regione in cui sorge la centrale (che è una delle più povere del Marocco) conta di creare più di un migliaio di posti di lavoro e indirettamente di andare a beneficiare a molti altre centinaia di cittadini. Il progetto include anche una significante componente a favore dell’eguaglianza di genere, al fine di rafforzare l’integrazione socio-economica delle donne nella
regione. L’Africa e in particolare il Nord Africa ha un potenziale enorme per la generazione di solare e Noor è davvero un simbolo per la trasformazione del continente, oltre ha rappresentare un role model per la mitigazione del cambiamento climatico.


Se il progetto dovesse andare a buon fine sarebbe importante per gli altri paesi di tutto il mondo, osservare,

prendere nota e lasciarsi inspirare.

a cura di Claudio Martines
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