CRISI CLIMATICA

Acidificazione mari

“Siamo tutti ossessionati da quello che succede sulla terra e nell’atmosfera, ma non ci rendiamo conto che la vita sulla Terra dipende totalmente da quella dell’oceano, che ospita l'80% delle specie del pianeta”

Introduzione 

“Siamo tutti ossessionati da quello che succede sulla terra e nell’atmosfera, ma non ci rendiamo conto che la vita sulla Terra dipende totalmente da quella dell’oceano, che ospita il 98 percento delle specie del pianeta” - Dan Laffoley, consigliere senior del Programma mondiale IUCN per l’ambiente marino e polare.

“Non sarà possibile trovare una soluzione efficace al cambiamento climatico senza un intervento alla questione degli oceani”, ha dichiarato Carolina Schmidt, il Ministro per l’Ambiente e il Clima del Cile, in un video girato prima della Cop25, la conferenza sul cambiamento climatico tenutasi a dicembre del 2019. 

Gli oceani sono colpiti da varie problematiche, dall’innalzamento del livello delle acque alla diminuzione dell’ossigeno, dall’aumento della temperatura al cambiamento degli ecosistemi. Scopriamo insieme e in maniera interattiva la questione dell’acidificazione dei mari e le possibili soluzioni.

Con il 95 percento dello strato superiore dell’oceano interessato dalla diminuzione del pH, gli effetti dell’acidificazione si avvertono globalmente in una varietà di ecosistemi marini. 

Ridurre il livello di ioni di carbonio dell’acqua priva molti animali marini di elementi vitali necessari per creare il loro guscio protettivo. Diversi studi dimostrano che mitili, plancton (organismi alla base della catena alimentare) e coralli sono le principali specie in pericolo.

Gli ecosistemi della barriera corallina tropicale occupano meno dello 0,1 percento del fondale oceanico, ma fra 1 e 9 milioni di specie animali vivono sulla barriera o intorno a essa. Gli scienziati prevedono che il carbonato di calcio diminuirà entro la fine del secolo, fino a dimezzare la sua presenza ai tropici rispetto all’era preindustriale, e temono che i coralli potrebbero smettere di riprodursi e svanire. 

L’acidificazione indebolisce le barriere e il loro meccanismo di riparazione, le quali sono sottoposte alle ulteriori pressioni delle ondate di calore che ne causano il bleaching, ossia lo sbiancamento, e a quelle delle attività economiche. Gli scienziati sostengono che la barriera corallina si deteriorerà velocemente nei prossimi vent’anni, mettendo a rischio il sostentamento di 500 milioni di persone che dipendono da loro per cibo, protezione costiera e reddito.

L’acidificazione ha effetti anche sui coralli in mare aperto, come quelli dell’Atlantico del Nord, che sono aree importanti per la biodiversità, habitat essenziali per migliaia di specie, incluse quelle oggetto di commercio, come gamberetti, aragoste, granchi, cernie e snapper. 

Le conseguenze dell’acidificazione dei mari sono più frequentemente associate alle regioni oceaniche in cui le acque profonde, che naturalmente tendono a essere più acide, salgono verso la superficie, aumentando l’acidificazione regionalmente, spiega la dottoressa Findlay. Ad esempio, le acque acide danneggiano o dissolvono i gusci delle lumache di mare planctoniche, importanti elementi nutritivi per pesci come i salmoni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È possibile preservare gli ecosistemi invertendo il processo di acidificazione?

La scienza sta esplorando delle soluzioni, ma gli effetti sugli ecosistemi e sui processi dell’oceano non sono ancora del tutto chiari. Alcune soluzioni per il cambiamento climatico che partono dalla salvaguardia dell’oceano non sono rivolte direttamente all’acidificazione dell’oceano, mentre altre potrebbero non essere molto efficienti per bloccare il carbonio. Tuttavia, si stanno svolgendo più ricerche per capire come usare macroalghe, praterie sottomarine, mangrovie ecc. per conservare il carbonio e ridurre l’acidificazione dell’oceano localmente.

Determinare le parti dell’oceano che hanno urgente necessità di conservazione potrebbe aiutare gli ecosistemi ad attenuare l’acidificazione. Gli studiosi hanno creato una mappatura degli ecosistemi marini a rischio per individuare dove creare o estendere le aree protette.

L’acidificazione degli oceani mette a rischio l’integrità degli ecosistemi marini

L’acidificazione è il fenomeno che descrive il continuo aumento dell’acidità degli oceani dovuto all’assorbimento di anidride carbonica, la cui presenza si sta intensificando a causa delle sempre maggiori emissioni prodotte dalle attività degli esseri umani. Negli ultimi 200 anni, circa il 30 percento delle emissioni totali sono state assorbite dall’oceano, e oggi, l’acqua del mare ne assorbe annualmente il 25 percento.

L’acidificazione avviene quando l’acqua marina reagisce con la CO2 assorbita dall’atmosfera, producendo più sostanze chimiche acidificanti e riducendo minerali importanti, come il carbonato di calcio, che assicurano la sopravvivenza degli organismi marini.

Dagli studi emerge tuttavia che le specie reagiscono in modi diversi e secondo gli esperti dell’IPCC, alcune beneficiano dell’acidificazione e del riscaldamento degli oceani, diventando predatrici di altre specie. Nei vari ecosistemi, l’alga marina microscopica, o fitoplancton, il nutrimento di base di molte reti alimentari marine, potrebbe patire o prosperare in acque più acide. 

 

Le conseguenze sulla biodiversità

In Europa, saranno i grandi produttori di molluschi della costa Atlantica come Francia, Italia, Spagna e Gran Bretagna a soffrire maggiormente le conseguenze dell’acidificazione entro la fine del secolo. I dati del servizio marino Copernicus che recentemente hanno incluso il pH delle acque marine fra gli indicatori del monitoraggio degli oceani, sono utilizzati dai ricercatori per avere una visione migliore dell’evoluzione dell’acidificazione nelle acque europee.

Anche gli effetti dell’acidificazione nell’Artico preoccupano gli scienziati e alcuni prevedono che le sue acque perderanno le sostanze chimiche necessarie alla creazione dei gusci entro il 2080, anche se per ora si effettuano solo misurazioni sporadiche dell’acidificazione degli oceani nell’Artico, a causa delle difficoltose condizioni di ricerca. 

Le acque artiche sono naturalmente più acide, in quanto la CO2, come tutti i gas, si dissolve più rapidamente nelle acque fredde. E’ preoccupante il fatto che in circa il 10 percento della superficie dell’oceano Artico, il pH sia così basso da rendere l’acqua corrosiva per gli organismi con il guscio.

Il mix di acidificazione, riscaldamento dell’oceano e perdita di ossigeno nell’acqua sta indebolendo il sistema complessivo, e le conseguenze non sono ancora ben chiare. 

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