CON L’EMERGENZA CLIMATICA IN ARTICO RISCHIAMO ANCHE DI GUADAGNARCI

a cura di Gabriele Bossi

INTRODUZIONE

L’aumento delle temperature medie globali avrà un impatto devastante su alcune delle aree più popolate del pianeta. Tuttavia, ci sono alcune regioni in cui l’uomo potrebbe approfittare delle nuove condizioni ambientali per sfruttare risorse e spazi prima non concessi. Maggiori guadagni, quindi, ma con il rischio di compromettere ecosistemi sopravvissuti per millenni liberi dalla presenza umana.

 

PERCHÉ L’ARTICO?

L’Artico è probabilmente l’area che più cambierà nei prossimi anni. Lo scioglimento dei ghiacci potrebbe infatti avere un impatto stravolgente sull’area, ponendola al centro dell’economia e della geopolitica mondiale.

 

PARIGI-ARCHANGELSK-SHANGHAI

Se vi è capitato di fare un lungo viaggio aereo verso la Cina o il Giappone, potreste esservi sorpresi del fatto che, invece di passare per paesi come la Turchia e l’India, l’aereo sia andato dritto verso la Russia e sia giunto a destinazione attraverso la Siberia. Il problema è che non siamo abituati a pensare al mondo come ad una sfera e quindi ci sfugge quanto converrebbe, per una persona che parta dall’Europa per andare in Estremo Oriente, passare a Nord. Ma questo dettaglio non è di certo sfuggito alle maggiori compagnie di navigazione. Il tempo impiegato da una nave container per andare dall’Europa in Cina passando per l’Artico è del 30% minore rispetto alla rotta tradizionale Suez-Hormuz-Malacca. Se poi pensiamo al fatto che il 90% del commercio globale si svolge via nave, è facile capire che l’impatto che un eventuale spostamento a nord della maggior parte delle rotte marittime avrebbe sull’economia sarebbe di portata enorme. E non bisogna neppure pensare che questo scenario sia particolarmente lontano: già nel 2018 una nave cargo è riuscita ad attraversare l’Artico in inverno senza il bisogno di attrezzature rompighiaccio.

 

I SOLITI NOTI: PETROLIO E GAS NATURALE

Secondo lo U.S. Geological Survey, il 13% dei giacimenti di petrolio di tutto il mondo non ancora scoperti e il 30% di quelli di gas naturale si trovano al di sotto del fondale marino del Circolo Polare Artico. Numeri impressionanti, che infatti hanno attirato investimenti colossali. Impianti di liquefazione sono in progettazione in tutta la Russia settentrionale. Il più imponente, quello di Yamal LNG, ha un costo stimato di 27 miliardi di dollari. A parteciparvi sono innumerevoli società e, nel suo piccolo, compare anche l’Italia. Intesa Sanpaolo ha infatti deciso di investire ben 400 milioni nel progetto.

 

IL PARADISO DEI PESCATORI

Come emerso da un rapporto FAO del 2020, il consumo medio di pesce è più che raddoppiato tra il 1990 e il 2018. Tuttavia, il fatto che la maggioranza delle aree di pesca attuali sia sovrasfruttato fa guardare con interesse alla zona artica. Fortunatamente, non si è ancora iniziato a lavorare nell’area a causa dei costi ancora elevati. Nel frattempo, un accordo per vietare la pesca illegale nel Mar Glaciale Artico è stato firmato del 2018 (seppure non sia ancora stato ratificato dalla Cina).

 

ALL’ARTICO NE VALE LA PENA?

Per un ecosistema già di per sé fragile, il costo ambientale che dovrebbe venire pagato in caso l’uomo iniziasse a sfruttare intensivamente l’area potrebbe essere fatale. Molti ambientalisti hanno già segnalato come anche il solo passaggio delle navi per il Mar Glaciale Artico farebbe aumentare la fusione dei ghiacci polari. Quindi, sarebbe meglio che l’uomo non intervenisse nell’area, ma è difficile pensare che ciò succeda effettivamente.

a cura di Gabriele Bossi